Dopo sangue e plasma, Andrea dona anche il midollo osseo e salva la vita di un’altra persona

Le cellule staminali emopoietiche possono essere raccolte tramite prelievo del midollo osseo oppure da sangue periferico, entrambe procedure sicure. Il suo gesto, gratuito e volontario, ha salvato la vita di un’altra persona, che lui non conoscerà mai.

Dopo sangue e plasma, Andrea dona il midollo osseo

“Non importa, lo rifarei subito: donare il midollo è una procedura più semplice di quello che si pensa e sono contento di averlo fatto”. A parlare è Andrea Menegolli, marmista di 32 anni, donatore di sangue iscritto alla sezione Fidas Verona di Lugo, frequentata pure dal papà Giorgio.

A distanza di qualche mese, Menegolli rompe il riserbo e racconta l’evento che – il 2 marzo scorso – ha reso indimenticabile questo 2022. Ha deciso di rendere pubblica la notizia, inizialmente condivisa solo con i familiari e gli amici più stretti, per far sì che altri giovani si iscrivano al Registro nazionale di donatori di midollo osseo. È una scelta che può fare chi ha tra i 18 e i 35 anni, pesa almeno 50 kg e gode di buona salute, recandosi in qualsiasi Centro trasfusionale.

Dopo un semplice prelievo di sangue, si viene inseriti in una banca dati internazionale, fondamentale per curare pazienti in attesa di trapianto in tutto il mondo.

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, capaci cioè di produrre le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), è l’unica possibilità di salvezza per chi è affetto da gravi patologie oncologiche del sangue. Ma quella vissuta da Andrea è un’avventura che in pochi sperimentano, perché le possibilità di una compatibilità genetica in un trapianto di midollo osseo tra non consanguinei sono davvero risicate: una su centomila. E solo in caso di possibile compatibilità si viene contattati.

“Consiglio a tutti i giovani che stanno bene e non hanno ancora compiuto 35 anni di iscriversi al Registro: più siamo, meglio è – suggerisce il giovane di Lugo –. Io mi ero iscritto soltanto un paio d’anni fa, a margine di una donazione di sangue, dopo averne parlato col medico del Centro trasfusionale. Poi, lo scorso autunno, ho ricevuto la telefonata: ‘Potresti essere compatibile’; da lì sono partite le procedure di controllo: tre mesi dopo ho saputo che ero davvero io quello giusto per un’altra persona e così ho donato: è stata una grande emozione”.

Fonte dell’articolo: www.primadituttoverona.it

Condividilo sui social!